Il più delle volte, capita sovente, di ritrovarsi al centro di una strada, dove la macchine che circolano sembrano non darti tregua. La confusione ti avvolge, la paura di valicare le striscie pedonali padroneggia come nessuna la tua sensibilità facendoti appararire al mondo come un minuscolo essere incapace di trovare la propria forza. Ad un tratto, prima che tu decida di chiudere gli occhi e lasciare il tuo destino alla casualità, vedi qualcuno porgerti una mano affinchè la tua persona venga salvata dalla moltidutine di suoni che ti assale. Cerchi di comprendere chi sia il salvatore senza riuscirci, cerchi di proferire il tuo “grazie” a qualcuno. Non vedi nessuno, non scorgi nessun volto riconducibile ad una qualsiasi persona di tua conoscenza, non percepisci nessun odore capace di rievocare persone a te care. Poi, quando decidi di far osservare il cuore, scopri che a salvarti è stato l’amore della persona che hai sempre sottovalutato e a volte maltrattato. Preferisci tenerli aperti quegli occhi e ametti le tue debolezze come non lo hai mai fatto.
Grazie Fla….
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Niente, la mia testa è vuota! Era entrato con l’intenzione di scrivere qualcosa ed invece vedere a cosa mi son ridotto? Mi son ridotto a buttare giù due parole che se poi le metti assieme non riescono ad assumere nesssun senso logico.
A che serve starsene qui seduti a perdere tempo? A osa serve mangiare sempre di più, a cosa serve divenire sempre più ricchi, quando qualcuno, dall’altra parte muore di fame? A cose serve chiudere gli occhi e cercare di riflettere, quando chiudendo gli occhi vedi tutto nero? A cosa serve immaginare un mondo migliore quando non proviamo neppure a migliorare la nostra persona? A cosa serve indossare tutte queste maschere quando un giorno, vista l’ora, la morte ci mostrerà al mondo quello che veramente siamo?
Ed infine, a cosa serve farsi tutti questi problemi, quando, dall’altra parte del mondo, c’è gente che neppure si poni tali quesiti?
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Il domani delle giovani generazioni è sicuramente proiettato nei principi della legalità. Nel linguaggio politico per legalità s’intende un attributo e un requisito del potere, per cui si dice che un potere è legale o agisce legalmente o ha carattere della legalità, quando viene esercitato nell’ambito o in conformità delle leggi stabilite o comunque accettate. Questo è il significato che io, studente in scienze politiche, attribuisco a questa parola tanto discussa negli ultimi tempi. E gli altri? Qual è il significato dei miei coetanei? Per comprendere meglio in che cosa effettivamente identificano i giovani il termine legalità riporto i risultati di un sondaggio apparso in una nota rivista. Tali risultati hanno evidenziato che il giudizio sul comportamento illegale non è univoco tra i ragazzi, andando tra le violazioni del codice della strada, ai furti, allo spaccio e all’uso di droga. Un altro sorprendente risultato è stato il fatto che i giovani, rispecchiano il termine di legalità nelle rispettive figure dei due magistrati massacrati dalla mafia sicula. Vale a dire: Borsellino e Falcone. Si è quindi evidenziato una chiara identificazione tra mafia ed illegalità ad un riconoscimento inequivocabile, dal ruolo svolto da questi magistrati nella lotta alla mafia e quindi all’illegalità.
Oggi, parlare di legalità e di mafia, a distanza di così tanti anni dalla morte di Borsellino e Falcone, dovrebbe essere un processo alquanto semplice, ma in realtà, se provassimo a vedere con più attenzione lungo la cortina che avvolge questa tematica, ci accorgeremmo quanto invece sia denso il velo dell’ipocrisia e dell’ignoranza che ricopre un problema quasi ereditato dai nostri antenati. Discutendo con alcuni giovani in piazza, mi fanno presente che “Mafia o Illegalità”, non è solo uccidere o spacciare droga o più semplicemente commettere crimini. Mi spiegano, a chiare lettere, che esse, è più in definitiva una cultura radicata nelle menti e nei modi di fare di moltissimi giovani. Un atteggiamento virulento rivolto ad un nostro simile, solo per il gusto di apparire di fronte a questo superiore equivale ad un atteggiamento mafioso.
Ci accorgiamo di come, molti dei giovani, abbiano un quadro distorto di una realtà come la nostra, che tenta, giorno dopo giorno, ad allontanarsi un miglio da quella che è stata definita mafia o comportamento mafioso.
Il disprezzo rivolto alle autorità da parte della maggior parte dei giovani e l’omertà, di fronte ad alcune domande di giornalisti, c’è chi risponde con indifferenza e leggerezza, come se l’argomento fosse cosa da niente, che la mafia non esiste o che questa è cosa buona.
Quando ad un giovane gli viene chiesto un parere su tale argomento c’è lo concede ridendo sulla questione e prendendo un po’ in giro. Quando lo stesso giovane ci afferma che, la politica e le istituzioni, dovrebbero in primo luogo darci il buon esempio, non mi scandalizzo più di molto. E’ vero, la politica ne ha commesso di errori, molti sono stati i parlamenti che sui palchi facevano morale e poi sotto il banco rinnegavano quella morale per favorire i propri interessi tralasciando l’interesse pubblico che la politica dovrebbe garantire.
Quando un giovane appena diplomato fugge da questa nostra realtà, non dovremmo scandalizzarci, quando un giovane va alla ricerca del proprio futuro in altre terre, non dovremmo stupirci più di tanto.
Tengo in particolar modo a questa tematica. Mi duole il cuore quando sento queste parole uscire dalla bocca di giovanissimi. Ma agli stessi vorrei rispondere con delle parole che Borsellino ci concesse alcuni giorni dopo l’uccisione del suo collega: “Quando questi giovani cresceranno e diventeranno grandi, avranno più entusiasmo di quanto io e la mia generazione ne abbia potuto avere”.
Credo fermamente nei giovani, credo nelle loro abilità intellettive e creative, tutte qualità queste che , se messe insieme, potrebbero far nascere un processo capace di sradicare una cultura che non dovrebbe appartenere alla nostra società così moderna, credo fortemente che per favorire questi processi abbiamo bisogno delle infrastrutture che non debbano essere i convegni ma ben altro, qualcosa che possa equivalere a delle azioni, a dei movimenti.
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Si crede, a volte, che tutto ci è concesso, che tutto, a differenza degli altri, ci apprtiene. Sul balcone di una vecchia casa scorgo il volto di un giovane deluso, è così deluso da non fare caso neppure al rumore incessante del mio motorino. Il capo chino, gli occhi chiusi, la sigaretta ormai giunta alla fine della sua esistenza sono gli unici elementi capaci di far riflettere lo stronzo sul mororino che corre, corre come un matto, corre verso l’ennesima festa da consumare, verso le infinite bevande che gli concederanno un sorriso, diverso dagli altri solo perchè è simile a tutti gli altri.
E’ terribilmente atroce il dolore che lo trafigge, così atroce da non sentire gli assordanti schiaffi ricevuti dalla società, da una società incapace di percepire un dolore, un disagio o più semplicemente il profondo desiderio di reagire contro gli schiaffi, gli basterebbe una mano ed il giuoco sarebbe fatto.
Ma lo scemo corre, corre contro il freddo che tartassa la pelle del volto, corre contro il vuoto delle cose. L’unica meta è quella di giungere alla benedetta festa per mostrare i suoi averi, corre verso la propria rovina, una rovina che non mostrerà subito i suoi frutti ma che lo farà col trascorrere del tempo.
E’ il classico natale trascorso sempre e comunque sullo stesso balcone, con gli stessi pensieri, con la stessa solitudine. Si spense la sigaretta, le prime pioggie inizarono a bagnare il manto stradale, le foglie, strappate agli alberi, resero il mando stradale scivoloso.
Quella sera tutto fu perduto, gli averi non poterono essere mostrati, le bevande non ebbero la fortuna di addolcire le labbra che sarebbero dovute essere baciate dall’amata. Il caso volle che la vita mostrasse quella stessa sera il dipinto più nobile. Si narra che fu acquistato dalla natura il patrizio quadro, si narra inoltre che il giovane sul balcone non fu più visto.
A distanza di parecchi anni, un uomo dalla barba e dal colorito accesso, stupiva il mondo non osservando il balcone, ma bensì tenendo per mano l’unico figlio avuto dalla donna tanto amata e andata via troppo presto…….
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Costano troppo le parole che fanno star bene le persone. Esse son state rapite e adesso c’è carestia. Quando per caso, tra la frenesia ed il caos del mondo, se ne riesce a trovare una, il suo valore supera ogni cosa, è così alto da poter vendere benissimo la tua dignità per tale acquisto.
Costano troppo le parole che fanno star bene, quando, tra gli ingorghi e gli ostacoli della vita, riesci a trovarne una, i venditori prima ti spogliano per svergognarti e mostrare al mondo i tuoi difetti e poi te la concedono con un sorriso che nulla di buono promette.
Costano troppo le parole che fanno star bene la gente, quando riesci a trovarne una gratuitamente ti accorgi subito di quanto bene falsificata sia stata, quando provi a non credere alla non autenticità della parola eccoli spuntare i venditori ambulanti che dopo averti illuso e derubato dalla tua fioca gioia te la concedono come si concede ad un morto l’estrema unzione.
Costano poco le parole che fanno male, i negozianti hanno abbandonato i propri interessi, tanto, a conti fatti, in giro c’è molta concorrenza. E’ inutile venderli quando queste le puoi trovare dietro ogni angolo di strada, quando le stesse parole ti vengono proferite dagli abitanti del pianeta come se niente fosse.
E’ difficile trovare una parola che fa star bene, è abbastanza facile trovare una parola che ti fa star male. Ma tra il bene e il male, quello che domina sempre la scena è appunto il bene. Sicuri?
In altri contesti è inutile andare alla ricerca di tali parole, è inutile illudersi, inutile impegnarsi alla ricerca di tutto ciò.
Chiuditi in casa, non uscire, non ascoltare il mondo, non amare, non parlare, non annusare, non voler bene, non essere altruista, non essere poliedrico, non essere sincero, non essere, non essere… non essere e basta.
Proteggiti da un mondo divenuto pazzo, proteggiti dai suoi abitanti, proteggiti dalle sue belve feroci. Chiudi un attimo e gli occhi e prova a sognare che un altro mondo è possibile.
Quando un giorno, tra gli infiniti mali, l’uomo comprenderà che non tutto è stato smarrito, che non tutto è stato consumato, che forse un seme si è salvato, allora riuscirà a trovare la forza smarrita che gli consentirà di annaffiare il seme trovato per farlo sbocciare e presentarlo ad un sole stanco di irradiare il vuoto lasciato dall’uomo, lo stesso vuoto da anni vissuto e adesso colmato dal seme.
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Coricato a letto a notte fonda, non riesci a prender sonno. La strada è silenziosa, il vento stormisce di tanto in tanto gli alberi dei giardini. Da qualche parte il latrare di un cane; su qualche strada in lontananza passa una carrozza. L’odi distantamente , riconosci dal rumore che si tratta di una carrozza molleggiata, la segui con la mente, essa svolta l’angolo, accelera all’improvviso e in men che non si dica il moto frettoloso si è dileguato lentamente nella grande quiete. Poi un passante. Cammina veloce, i suoi passi echeggiano in maniera singolare sulla strada deserta. Si arresta, apre una porta, la richiude dietro di sè e di nuovo regna il silenzio assoluto. Una piccola porzione di vita risuona alle mie orecchie ancora una volta e poi un’altra ancora, a intervalli sempre più lunghi, sempre più smorzata, e poi giungono le ore dove ogni cosa è stanca e ogni minimo alito di vento e ogni sottile granello di intonaco che si sgretola dietro la tappezzeria diventono perfettamente udibili e tonanti, risvegliando tutti i sensi. Del sonno neanche l’ombra. Solo la stanchezza copre occhi e pensieri come un velo sottile, senti il sengue risuonarti senza posa nelle orecchie, senti nel capo dolente la vita minuta, febbrile, avverti nella pressione delle vene in superficie il battito regolare e tuttavia sconvolgente del polso.
A nulla ti giova rigirarti di qua e di là, alzarti e coricarti di nuovo. E’ una di quelle ore in cui non puoi sfuggire in alcun modo a te stesso. Pensieri e fremiti dell’animo come della memoria si impadroniscono di te, e tu non hai nessuno con cui parlare per zittirli come al solito. A colui che vive in terra straniera compaiono dinanzi agli occhi la casa e il gioardino della patria e dell’infanzia, i boschi in cui trascorse i suoi giorni fanciulleschi più sfrenati e indimenticabili, le stanze e le scale che risuonarono dei suoi chiassiosi giochi di bambino. Le immagini dei genitori, distanti, seri e invecchiati, lo sguardo carico d’affetto, di preoccupazione e di leggero rimprovero. Egli allunga la mano e cerca invano una mano destra pronta ad accoglierla, e lo assale un profondo senso di angoscia e di solitudine, mentre a queste immagini si sovrappongono quelle di altre persone; e nello stato d’animo confuso e serio di tali momenti, ci rendono pressochè tutte infelici. Chi mai, in giovane età, non ha fatto mai penare il prossimo, non ha respinto amore e diprezzato benevolenza, chi non si è mai lasciata sfuggire, per caparbietà e presunzione, una gioia un tempo a portata di mano, chi non ha mai mancato di rispetto verso altri o se stesso, o non ha offeso gli amici con una parola sciocca, una promessa non mantenuta, un gesto infame e doloroso? Ora ti stanno davanti senza dire una sola parola e con occhi impassibili ti guardano in maniera inquietante, e tu ti vergogni davanti a loro e davanti a te stesso.
Ti sovvieni di quante notti hai dormito nello stesso letto senza preoccupazione alcuna, tra giorni movimenti, chiassosi e traboccanti di distrazioni, e di quanto impensabilmente lontana nel tempo sia l’ultima volta in cui, al pari di oggi, hai avuto te stesso quale muto e trasparente compagno. Ti eri tuffato a capofitto nelle vita, evevi visto, detto, udito e riso a quei tempi di un’infinità di cose, e ora è come se tutto ciò non fosse mai avvenuto, ti è alieno e ti abbandona, mentre i cieli azzurri della tua infanzia, le immagini a lungo dimenticate dalla tua patria e le voce di persone ormai morte da tanto tempo addietro ti sono incredibilmente vicini e presenti.
Il sonno è uno dei doni più preziosi della natura, è un amico e un rifugio, un mago e consolatore, e mi rattrista dal profondo del cuore chiunque conosca il tormento di un’insonnia prolungata, chiunque abbia imparato ad accontentarsi di mezze ore di sonno leggero e febbricitante.
Ma non potrai amare nessuna persona di cui sapessi che in vita sua non ha mai conosciuto una notte insonne, a meno che non si trattasse di un figlio della natura con la più candida delle anime.
Nella nostra vita concitata e inebriante sono spaventosamente rari i momenti in cui l’anima può diventare cosciente di se stessa, in cui la vita dei sensi e dello spirito arretra e l’anima sosta senza senza veli dinanzi allo specchio della memoria e della coscienza. Può capitare magari mentre si fa l’esperienza di un grande dolore, magari davanti alla bara della nonna, magari infermi a letto, oppure durante i primi momenti in cui ci si ritrova di nuovo a casa a termine di un lungo viaggio solitario, in ogni caso, ciò è accompagnato sempre da disagio e turbamenti. Qui sta il valore di queste notti insonni.
Solo in simili frangenti l’anima riesce ad ottenere giustizia senza violenti sconvogimenti esterni, per stupirsi o spaventarsi, per giudicare o per affliggersi.
La vita interiore che conduciamo quotidianamente non è mai tanto pura; i sensi vi prendono intensamente parte, l’intelletto mescola con prepotenza ai moti dell’anima la voce del giudizio, il fascino sottile del paragone e quello raffinato e caustico dell’arguzia. L’anima, mezza sonnecchiante, lascia fare, e per metà della vita vive in questo stato di subordinazione e sottomissione per giorni e mesi, finchè non giunge il suo momento e in una notte inquieta passata in bianco si sfila i ceppi, sorprendendoci o atterrandoci con tutta la pienezza indomita della sua vita caparbia. E’ per noi salutare avvederci di tanto in tanto del fatto che la nostra esistenza non è solo forma, e che portiamo in noi un potere che rimane immutato da tutto quanto è la fuori, e che è incorruttibile; che in noi parlano voci su cui non abbiamo alcuna influenza. Chi è sincero e possiede una qualsiasi fede si piega volentiri a tali voci e da momenti simili emerge con uno sguardo più profondo.
Vorrei spendere una parola anche in merito all’insonnia in quanto malattia, benchè sia forse superfluo, poichè tutti gli insonni sanni benissimo di che cosa intendo parlare.
Costoro, tuttavia, leggeranno forse con piacere alcune righe che danno espressione a qualcosa che a loro è noto, ma che solitamente non è oggetto di discussione. Mi riferisco alla disciplina interiore il cui non riuscire a dormire può condurre.
Ogni situazione in cui si è malati e si deve attendere insegna infatti inequivocabilmente qualcosa.
In questo senso la scuola di tutte le malattie nervose è particolarmente efficace. Nessuna scuola meglio di quella degli insonni insegna il controllo del proprio corpo e dei propri pensieri. Solo colui che necissità in prima persona di un tocco delicato è poi in grado di taccare con dolcezza e riguardo. Solo colui che nell’inesorabile silenzio di solitari momenti sia stato esposto di frequente al libero corso dei propri pensieri e poi in grado di osservare con indulgenza e ponderare amorevolmente le cose. Osservando la lora vita non è difficile riconoscere quegli uomini che hanno trascorso molte notti coricati immobili a occhi aperti.
Si immagini un insonne coricato nel suo letto. Le ore trascorrono silenziose e con spaventosa lentezza, fra un rintocco della campana e l’altro si apre un vasto , nero abisso di insopportabile, interminabile durata. Quante volte abbiamo sentito correre un topo, transitare una carrozza, il ticchrttio dell’orologio, un gorgogliare di fontana, un gemito del vento, uno scricchiolare di mobili. Li abbiamo uditi senza prestarvi attenziona alcuna. Ora, invece, in questa solitudine e in questo silenzio di tomba, ci aggrappiamo ad ogni alito di vita che ci svila davanti. Il rumore della carrozza ci da pansare intensamente, facciamo una stima del suo peso e del suo modello di costruzione, della stanchezza o della potenza dei suoi cavalli, cerchiamo di indovinare il percorso e la prossima strada in cui svolterà. O il gorgoglio di una fontana! Lo sentiamo allietati come da musica soave, come un infermo ascolta il chiacchierio di un amico che è venuto a fargli visita e che porta nella sua solitudine un profumo di salute e un bagliore del mondo la fuori. Nel mormorio costante cerchiamo di distinguere un ritmo, canticchiamo sommessamente a tempo, ammutoliamo di nuovo e lo ascoltiamo proseguire da solo il suo canto. I nostri pensieri sognanti inseguono ora l’acqua che dal ruscello discende attraverso il fiume fino al mare e risalgono alla culla dell’eterno divenire, anelare e rinnovarsi. Qui, ha origine l’intreccio dell’anima e dei vaghi pensieri; la nostra vita si dispiega dinanzi a noi, e all’improvviso, nelle nostre passate esperienze finora apparse incomprensibili e confuse ai nostri occhi, si palesano leggi e connessioni.
Quest’atto di ascoltare una sorgente fino ad ammirare la logica di ogni evento e a provare un sacro timore davanti al segreto ultimo che si cela dietro la vita è un sentiero che non percorriamo mai con tale pazienza, attenzione e serietà come durante queste ore notturne accade.
Tutti gli insonni hanno certamente fatto, in questo modo, di necessità virtù. Auguro loro di portare pazienza nella loro sofferenza e, ove possibile, guarigione.
A tutti gli sventati, tuttavia, che vivono in modo superficiale che ostentano la loro salute, auguro che si trovino a giacere una notte senza poter prendere sonno e debbano sopportare l’affiorare della vita interiore con tutti i suoi rimproveri.
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Programma
SABATO 29.11.2008
Ore 18.00 Saluto delle Autorità
Ore 18.30 Presentazione ufficiale dell’Associazione “Nòema”
Ore 18.45 “MOMENTI” audiolibro di Lydia Samperi
Ore 19.20 Inaugurazione ed apertura esposizione del “Libro Casa editrice “Prova
d’Autore”
Mostra di pittura di Cettina Callari
Esposizione di “Bonsai”
Degustazione di Prodotti tipici siciliani
Ore 22.00- Chiusura della Biblioteca
DOMENICA 30.11.2008
Ore 10.00 Apertura dell’Esposizione
Ore 17.00 Presentazione della Casa Editrice “Prova d’Autore” di Catania, con la presentazione del libro di Anna Vasto “Rapita dal mare”
Ore 20.30 Concerto Jazz
Ore 22.00- Chiusura della Biblioteca
LUNEDI’ 1.12.2008
Ore 18.30 La “Poesia incontra…” Lettura di alcuni brani poetici.
Ore 20.00- Chiusura della Biblioteca
MARTEDI’ 2.12.2008
Ore 18.30 La “Poesia incontra…” Lettura di alcuni brani poetici.
Ore 20.00- Chiusura della Biblioteca
MERCOLEDI’ 3.12.2008
Ore 18.30 La “Poesia incontra…” Lettura di alcuni brani poetici.
Ore 20.00- Chiusura della Biblioteca
La Mostra di pittura e l’esposizione di Bonsai possono essere visitate durante gli orari di apertura della Biblioteca
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Il Fisco accelera. Grazie alla decisione del governo di confermare con la prossima Legge finanziaria tutte le disposizioni fiscali dello scorso anno, è già disponibile la bozza del modello 730. Ci sono, quindi, diverse settimane di tempo per verificare tutte le possibilità di risparmio sulle imposte, per recuperare o richiedere ricevute di quelle spese che non ci si aspettava di poter detrarre, per approfittare delle “interpretazioni autentiche” di alcune norme fornite nel corso di quest’anno dall’Agenzia delle entrate che consentono ulteriori opportunità di detrazione.
Aggiornamento docenti – Niente più computer ma detrazione per le spese di aggiornamento. A decorrere dal 1° gennaio 2008, spetta infatti ai docenti delle scuole di ogni ordine e grado, anche non di ruolo con incarico annuale, una detrazione del 19% delle spese documentate sostenute ed effettivamente rimaste a carico per l’aggiornamento e la formazione, con un importo massimo di spesa detraibile di 500 euro. La documentazione è costituita dalle fatture, ricevute o quietanze rilasciate al contribuente da chi ha percepito le somme, del suo codice fiscale o numero di partita Iva.
Canoni di locazione – Le detrazioni previste dallo scorso anno (in aggiunta a quelle già riconosciute per gli affitti a canone concordato e per chi trasferisce la residenza per lavoro) riguardano tutti i titolari di contratti di locazione di immobili utilizzati come abitazione principale. La detrazione spettante è pari a 300 euro se il reddito complessivo non supera 15.493,71 euro oppure a 150 se il reddito complessivo è superiore a euro 15.493,71 e non superiore a euro 30.987,41. Al di sopra di questa soglia non spetta alcuna detrazione. Il contratto deve essere registrato.
Contributi agli istituti scolastici – E’ riconosciuta una detrazione d’imposta del 19% per tutte le erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, statali e paritari senza scopo di lucro. Si tratta, in pratica, di quelle somme che vengono di norma richieste a titolo di contributi per i laboratori o per le biblioteche. La detrazione spetta a condizione che il pagamento venga effettuato mediante versamento postale o bancario, ovvero mediante carte di debito, carte di credito, carte prepagate, assegni bancari e circolari.
Frigoriferi – Anche per il 2008 è prevista la detrazione del 20% per la rottamazione di vecchi frigo e l’acquisto di nuovi di classe energetica non inferiore ad A+. La detrazione massima spettante è pari a 200 euro per ciascun apparecchio, comprese eventuali spese per la rottamazione. Per usufruire della detrazione occorre la fattura o lo scontrino “parlante” recante i propri dati identificativi, compreso il codice fiscale, la data di acquisto e la classe energetica non inferiore ad A+ dell’elettrodomestico, nonché predisporre un’autodichiarazione da cui risulti la tipologia dell’apparecchio sostituito (frigorifero, congelatore, ecc..), le modalità utilizzate per la dismissione e l’indicazione del soggetto che ha provveduto al ritiro e allo smaltimento dell’elettrodomestico.
Giovani che vanno a vivere da soli – A decorrere dal periodo d’imposta 2007 è stato previsto il superbonus di affitto per i giovani di età compresa tra i 20 e i 30 anni, che vanno a vivere da soli e hanno un reddito non superiore a 15.493,71 euro. Il super bonus è pari a 991,60 euro ed è riconosciuto per i primi tre anni. Se il contratto è stipulato da più giovani ciascuno potrà fruire della detrazione per quota, nella percentuale a lui spettante. Se non c’è sufficiente capienza nell’imposta dovuta si deve presentare il 730 e chiedere il rimborso della quota non goduta, in quanto in questo caso spetta un credito d’imposta.
Medicinali – Dal 1° gennaio 2008 l’indicazione, nello scontrino fiscale della farmacia, della dizione generica di “farmaco” o “medicinale”, con la denominazione del prodotto è divenuta obbligatoria. Non è invece più ammessa la detrazione per gli integratori alimentari. Lo ha stabilito l’Agenzia delle entrate con la risoluzione 256/E del 20 giugno 2008.
Mutui acquisto prima casa – Aumenta l’importo degli interessi detraibili che sale da 3.615,20 a 4.000 euro. Nel caso in cui venga estinto un vecchio mutuo e ne venga acceso uno nuovo di importo non superiore alla quota capitale residua, maggiorata delle spese e oneri correlati, si continua a beneficiare della detrazione. Questo vale anche se la banca è diversa da quella originaria, o se da due coniugi il mutuo viene intestato ad uno solo.
Mutui costruzione o ristrutturazione prima casa – Novità anche per il mutuo per costruzione o ristrutturazione. in questo caso, infatti, per poter usufruire della detrazione in questione è necessario che il contratto sia stipulato non oltre sei mesi antecedenti alla data di inizio dei lavori di costruzione, oppure nei diciotto mesi successivi all’inizio dei lavori di costruzione o ristrutturazione. Non è stata invece introdotta alcuna modifica all’importo detraibile che resta quindi fissato in 2.582,28 euro.
Non autosufficienti – Detrazione del 19% sui costi sostenuti per l’assistenza a persone non autonome anche quando sono ricoverate in casa di cura. Lo ha precisato l’Agenzia delle entrate con la risoluzione 397/2008. I corrispettivi in questione devono però essere certificati distintamente rispetto a quelli riferibili ad altri eventuali servizi ricevuti presso la struttura di ricovero. Il beneficio può essere calcolato su una spesa massima di 2.100 euro e il reddito del contribuente che ne fa richiesta non deve superare i 40mila euro. Per avere diritto alla detrazione, inoltre, occorre essere in possesso di una idonea documentazione fiscale relativa ai corrispettivi versati e, in caso di spese per assistenza a familiari, devono risultare codici fiscali e dati anagrafici di chi effettua i pagamenti, di chi assiste e di chi riceve la prestazione.
Risparmio energetico – E’ possibile scegliere il numero di rate per usufruire della detrazione, che può andare da un minimo di tre ad un massimo di 10. In questo modo anche chi ha poca capienza nell’imposta non rischia di perdere la detrazione.
Riscatto laurea – Per tutti i versamenti effettuati dal 2008 in poi è ammessa la detrazione delle spese relative ai contributi versati per il riscatto degli anni di laurea dei familiari a carico.
Sport ragazzi – Anche per il 2008 è possibile avere la detrazione del 19% per l’iscrizione annuale e l’abbonamento ad associazioni sportive, palestre, piscine ed altre strutture ed impianti sportivi destinati alla pratica sportiva dilettantistica, per i ragazzi di età compresa tra 5 e 18 anni. La detrazione si applica su un importo di spesa massimo pari a 210 euro per ciascun figlio, compresi abbonamenti di durata inferiore all’anno, ad esempio per le piste sciistiche. Per la detrazione è necessaria la ricevuta del pagamento da cui risulti: denominazione dell’associazione sportiva; causale del pagamento; attività sportiva esercitata; importo; dati anagrafici del praticante dell’attività sportiva e il codice fiscale del soggetto che effettua il pagamento.
Studenti fuori sede – Da quest’anno aumentano le possibilità di godere della detrazione per l’affitto per gli studenti fuori sede. Infatti oltre che ai contratti con i privati la detrazione è riconosciuta anche nel caso di quelli stipulati con enti per il diritto allo studio, università, collegi universitari legalmente riconosciuti, enti senza fine di lucro e cooperative. La detrazione è pari al 19 per cento dell’importo del canone di locazione, su un importo massimo di spesa di 2.633 euro. Questo tetto massimo vale anche se si hanno più figli. Per avere la detrazione l’Università deve essere ubicata in un Comune distante almeno 100 chilometri da quello di residenza dello studente e comunque in una Provincia diversa. Inoltre nel caso in cui il figlio è a carico se il contratto è intestato ad un genitore è a lui che spetta l’intera detrazione, se invece è intestato al figlio le spese devono essere suddivise tra i due genitori con riferimento al loro effettivo sostenimento, annotando sul documento comprovante la spesa la percentuale di ripartizione, se quest’ultima è diversa dal 50 per cento. Se uno dei due coniugi è fiscalmente a carico dell’altro, quest’ultimo può considerare l’intera spesa sostenuta, ai fini del calcolo della detrazione.
Trasporti pubblici – Esordisce poi da quest’anno la detrazione del 19% delle spese sostenute per l’acquisto degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale. La detrazione spetta su un importo massimo di 250 euro e può essere fruita anche per i familiari fiscalmente a carico, ma sempre nel limite massimo previsto. Le spese da considerare sono quelle sostenute nel 2008 anche se si riferiscono ad abbonamenti che scadono nel 2009. Per “abbonamento” si intende il titolo di trasporto che consenta di potere effettuare un numero illimitato di viaggi, per più giorni, su un determinato percorso o sull’intera rete, in un periodo di tempo specificato. Non possono, quindi, beneficiare dell’agevolazione i titoli di viaggio che abbiano una durata oraria. Per fruire della detrazione è necessario acquisire e conservare il biglietto da cui risulti:
il soggetto che ha emesso il titolo di viaggio o effettua la prestazione di trasporto; la descrizione delle caratteristiche del trasporto; l’ammontare dei corrispettivi dovuti; il numero progressivo; la data da apporre al momento dell’emissione o della utilizzazione. Nel caso di titolo di viaggio nominativo dallo stesso deve risultare la durata dell’abbonamento e la spesa sostenuta. Nel caso di titolo di viaggio non nominativo lo stesso deve essere conservato e accompagnato da un’autocertificazione resa dal contribuente in cui si attesta che l’abbonamento è stato acquistato per lo stesso o per un suo familiare a carico.
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La tanto attesa condanna è giunta. Adesso Lorena, la quattordicenne uccisa barbaramente, viene, solo di sbiego, ricordata. I telegionali ne parlano così superficialmente da mostrare a chiare immagini la noia già veduta, quella che caratterizza coloro che annunciano la grandi notizie in diretta nazionale. Noia, perchè un giornalista, come un perfetto pioniere, va sempre alla ricerca di nuovi dolori da strappare alle mani di chi li vive in prima persona, alla ricerca della strada maestra che gli consentirà di ricevere un’altra stella da appandere sulla giacca, alla ricerca di un nuovo onore conquistato con la sola crudeltà che tanto caratterizza questi “Compagni gionalisti”, come furono definiti in una celebre canzone del grande Giorgio Gaber.
Non si sono distinti neppure coloro che, della morte di Lorena, ne han fatto morale. Così come a distinguersi non sono riusciti a farlo neppure i nostri grandi intellettuali e sociologi che tanto, in tempi non sospetti, di questa morte ne han detti di tutti i colori. Si discuteva, si esortavano le agenzie educative a svegliarsi dal grande sonno, la chiesa, prendendo la parola in mano, utilizzò toni forti, toni che inquietarono le coscienze dell’opinione pubblica. Il marketing è riuscito anche ad avere la sua fetta di torta da tutta questa vicenda. Dopo aver venduto le sue magliette, prosperoso come sempre, si dirige verso la prossima uccisione, verso i prossimi dolori, verso chi, dell’ignoranza ne fa appunto il proprio marketing.
Abbiam visto cortei di giovani affollare le vie cittadine,abbiam visto la comunità tutta gettare lacrime e fango. Lacrime per la giovane “Vergine” andata via, fango per i tre mostri. Abbiamo assistito a scene molto più crudeli dell’uccisione di Lorena, giovani contentissimi di essere sotto gli occhi delle telecamere. (Se si pensi solo a tutte quelle oche che prima di uscire dalla proprie dimore, indossavano abiti di un certo valore solo per essere le vere protagoniste dei riflettori che per una settimana circa illuminaro il volto di una Niscemi mal dipinto, di una Niscemi mal conosciuta).
Qualche politico, di cui il nome voglio per oppurtunità disconoscere, ne ha approfittato per la solita passerella politica. Insomma chi più ne ha più ne metta in tutta questa vicenda che tanto mi ha inquietato. Ma adesso mi sorgono spontanee alcune domande: dove sono andate a finire tutte le agenzie educative? E gli intellettuali con le loro assurde teorie? ed i sociologi, i moralisti, le istituzioni stesse, dove sono finiti tutti quegli impegni presi di fronte ad una non indifferente miriade di gente? E i giovani, quei giovani che tanto sembrano l’alternativa del male, dove sono andati a finire?
La morte di Lorena, questa quattordicenne vittima di un massacro, è riuscita veramente a svegliare e sensibilizzare l’opinione pubblica? E’ riuscita a scuotere le coscienze di tutta la comunità? Ma soprattutto quali sono le misure che si stanno attuando per far fronte ad un problema che sembra ormai divenuto incontrollabile?
Mi auguro proprio che a queste mie domande vengono date delle risposte, perchè se cos’ non fosse allora mi vien da pensare che nulla è cambiato da quella strage, e che nulla, nel corso degli anni avvenire cambierà.
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Una giornata interminabile, un’irrefrenabile voglia di far ritorno a casa, si propria in quella casa nata dai sudori di una vita e arrocata sul grande olimpio dove, a nascondersi, non sono più gli dei di vecchie mitologie greche, ma bensi gli unici tesori che, con furbizia, la mia terra ancora conserva per i figli che nasceranno, per i figli che torneranno e per i figli che andranno via per sempre.
Il contadino sempre pronto a regalarti la sua “Eterna” perla di saggezza, la casalinga, -moglie del vecchio contadino-, seduta sotto l’albero della “Giovinezza”, osserva il mondo, un mondo troppo diverso rispetto a quello di un tempo, un mondo che va alla rovina, un mondo che le appare assurdo e un pò troppo “Facinoroso”, il mondo dei nuovi giovani, di quelli che, come il leone nelle giungle, tenta sempre di raggiungere il pieno della sua grandezza con la violenza.
E’ l’albero che vide nascere un amore segreto, è l’albero che vide sbocciare i primissimi baci, è l’albero che udì l’eterna promessa fatta di fronte ad un prete ad essere estirpato. Il grande albero che conserva la sua infinita storia, la storia nata casualmente, la storia nata dal coraggio di amarsi veramente, la storia che ormai è divenuta un lontanissimo ricordo per la nipote che osserverà il grande vuoto generato dalla scomparsa dell’albero.
Il suono delle campane è sempre quello, il suono che annunziò quel matriminio, il suono che, in un paesino degli anni quaranta, riuscì a rallegrare tutto e tutti: senza invidia alcuna, senza rancori particolari, senza neppure un minimo di invidia.
Il suono delle campane e lo stesso di allora, è come quello che rallegrò l’intero paesino degli anni quaranta, è lo stesso suono che rallegrò il mondo intero.
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A mio avviso, oggi il movimento omosessuale ha più bisogno di un’arte del vivere che di una scienza o di una conoscenza scientifica (o pseudoscientifica) di cosa sia la sessualità. La sessualità fa parte dei nostri comportamenti, fa parte della libertà di cui godiamo in questo mondo. La sessualità è qualcosa che siamo noi stessi a creare – è una nostra creazione assai più di quanto non sia la scoperta di un aspetto segreto del nostro desiderio.
Il valore della critica storico-politica della repressione sessuale e dei suoi effetti sulla realtà è stato considerevole. Ma la possibilità stessa del suo successo era legata al fatto che si dispiegava sempre all’interno del dispositivo di sessualità, e non al di fuori o contro di esso. Tutta questa ‘rivoluzione’ del sesso, tutta questa lotta ‘antirepressiva’ non rappresentava niente di più, ma anche niente di meno di uno spostamento e un capovolgimento tattici nel grande dispositivo di sessualità.
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La pioggia non fà altro che rendere motona la giornata, la giornata che non vuol passar, la giornata un pò vilurenta, così vuota di speranza e così piena di pessimismo. Tutto è come al solito, le solite macchine pargheggiate di fronte la vecchia casa, la cosa dì nessuno, la casa di gente andata via, lontano, per rincorrere la fortuna, una casa da abbattere, una casa dalle mura ammuffite e dal volto sfigurato.
In piazza le due grandi chiese sembrano sempre più vanitose che mai, fanno a gara per vincere la grande sfida, una sfida nata decenni fà, e che ancora non vede morire quella banale causa generata dalla presunzione di essere la più bella, la più maestosa. Non hanno mai capito, forse, che entrambe conservano una loro bellezza, non avranno ancora capito, forse, che ognuna di loro rappresenta una storia differente ed un fascino personale. Le chiese che han visto passare sotto di esse chissà quanta gente, le chiese che han celebrato e coranato la morte di chissà quanti fedeli, le chiese che han celebrato matrimoni e battesimi, comunioni e cresime, le chiese che, con un pizzico di nostalgia, ricordano ancora il vecchio sagrestano che li accudiva, quello dalla barba lunga e dai consigli sempre saggi, quello che, con un indescrivibile passione, mostrava al mondo intero le loro bellezze ed i loro fascini cosi inenarrabili.
I santi di pietra minacciano, con i loro sguardi freddi e distanti, i non fedeli. Sembrano lanciare i loro “Giudizi Universali”. San pietro, così orgoglioso e vanitoso, mostra al mondo intero le chiavi della chiesa e del paradiso, chiavi che apriranno serrature mai cambiate. San Paolo invece mostra le sue due grandi forze, il libro che conserva il segreto di come accedere al regno del cielo e la spada. La spada che ha il compito di cacciare via i demoni, il libro che, se aperto, consentirà al prossimo lettore di varcare la grande soglia del paradiso. Due santi, questi, che non potrebbero mai separarsi, due santi che hanno un loro collegamento, due santi forse odiati dai grandi laici della piazza, quelli che discorrono, nelle sere più fredde, sull’esistenza del buon Dio, i grandi intellettuali che parlano della vita e del loro grande mistero, gli stessi che preferiscono accantonare sempre e comunque i veri problemi. I problemi che riguardano i giovani, i problemi della dispersione scolastina e dello smarrimento giovanile, si i grandi intellettuali, quelli che ogni sera uccidono un nuovo giovane con i loro assurdi discorsi, quelli che ritornando a casa di sera, si sentiranno sempre più soli e più deboli, soli perchè pensano che questo mondo non faccia per loro, deboli perchè non possiedono arma alcuna per abbattere quella debolezza e spiccare il volo verso orizzonti più vicini e utili.
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Criticano ogni cosa, criticano ogni modo di fare, di vestire. Criticano la fascia tricolore del sindaco, criticano soprettutto l’operato del nostro sindaco. Eterni fascisti son questi, eterni fascisti che si impongono schemi dogmatici, vecchi schemi conservatori che non consentono di spaziare in discorsi importanti. L’intelleto loro non gli consente questo. Criticano anche l’abbigliamento del sindaco, come se questo fosse importante, come se questo fosse strumento di discussione. Cani randagi questi giovani di destra, cani invidiosi questi giovani conservatori. Agitano bandiere in nome di ideali assurdi, nella bocca di qualcuno riecheggiano antichi ordini d’un tempo passato, ordini, comandi, saluti antichi per non parlare del disprezzo assoluto verso chi proviene dall’est. Per loro, le donne dell’est vanno sfruttate, per loro, gli uomi dell’est, vanno disprezzati.
Tutto si consuma in una notte, tutto avviene proprio quando, “La notte Bianca”, dovrebbe essere stata la notte dell’uguaglianza, la notte delle barriere spezzate, la notte della dinamicità tra uomini diversi. Pazzi sono questi ragazzi di destra, deleteri sono le loro bandiere, assurdi i lori ideali.
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Sarebbe una lista infinita quella che vorrei scrivere adesso per ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla mia crescita se non chè alla mia formazione. Molti, sono le persone, che han saputo incoraggiarmi, che hanno saputo indirizzarmi in sentieri sicuri, a volte più lunghi del solito, ma questo è servito ad accrescere la voglia di non accontentarmi mai di quello che si ha.
Vorrei ringraziare l’amico sincero, l’amico che riesce a parlarti col cuore in mano senza peli alcuni sulla lingua, vorrei, vorrei, vorrei semplicemente proferire un grazie speciale a colui che è riuscito ad incoraggiarmi come nessuno è riuscito a fare.
Grazie Peppe Spinello………….
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E’ una società questa, che continua a vedersi in difficoltà. L’ottimismo verso il futuro resta basso, i giovani provano un senso di disorientamento e cala sempre di più la loro fiducia nei confronti di un prosperoso futuro capace di regalargli soddisfazioni nel campo lavorativo e professionale.
I giovani, sembrano aver smarrito nel grande calderone dell’oblio, ogni forma di interesse, ogni stimolo positivo, stimoli questi che dovrebbero generare buoni propositi.
Scorgo fra i loro mille volti, una superficialità che mi fa rabbia, sempre più indifferenti e freddi alle grandi tematiche sociali e giovanili che, aimè, dovrebbero interessarli in prima persona.
Cosa rappresenta per i giovani il lavoro? Quale importanza viene data dalla nostra società giovanile al lavoro? I nuovi lavori, per lo più precari, rappresentano un’opportunità o sono nuove forme di lavoro mascherato?
I mutamenti attuali pongono solo problemi individuali oppure occorre ragionare un po’ di più sulle risposte collettive? Se è vero che esiste un polo della precarietà e dello sfruttamento, come diciamo SU LA TESTA ragazzi? Cosa muove oggi i giovani? Perché agiscono? Ma è proprio vero che i giovani non partecipano più? Perché le forme di partecipazione classica (sindacato, partiti, chiesa …) sono lontane dalla cultura giovanile? Qual è il rapporto tra giovani e queste istituzioni? I giovani vivono una dimensione di responsabilità più ampia, che li impegna nella costruzione della pace e della giustizia? Interrogativi questi che non vengono presi in considerazione dai giovani stessi. Provo a discutere con alcuni di loro in un bar, hanno un’aria disinteressata, il loro unico scopo è quello di bere superalcoli e di essere passo coi tempi, al passo con le mode, a passo con le marche e con le cose più futili. Cerco di convincere Paolo a parlare di tutto ciò, ma lui crede che, discutendone, non cambia nulla ugualmente. Provo ad accaparrarmi la sua simpatia offrendogli una birra e discutere magari un po’ seriamente, ma niente, non ci riesco, sembra essere interessato all’ultimo pantalone che aimè, trasformerà Paolo in una pubblicità vivente.
Un po’ sfiduciato non getto mica le redini, ma tento di discutere con altri ragazzi, al piano magione incontro un nutrito gruppo di adolescenti. Mi confessano di trascorrere il proprio tempo tra sigarette e birre in uno spiazzale che riesce solo a donargli tutto ciò. Inizio a parlargli delle associazioni presenti nel territorio, li porto a conoscenza del progetto che partirà “Adotta un parco”, ma la risposta non sembra mica variare così tanto: “Vattini ri unna vinisti”, mi offendono, mi umiliano, loro i protagonisti di una società che sempre più va alla deriva, di una società che non conosce più stimoli, di una società che ha smesso di essere creativa, di una società che ha anche smesso forse di sognare un po’.
Alla loro richiesta di andarmene, non cedo, offro qualche sigaretta per cercare magari, in maniera sarcastica, di portarli a conoscenza di quello che poco alla volta, sta logorando tutti, faccio presente alcuni problemi che li riguardano direttamente, ma loro non cedono, sembrano dei soldati ben addestrati con grandi scudi, sempre pronti a cacciar via ogni stimolo positivo.
Giuseppe, lo incontro mentre si affretta a consumare l’ultimo spinello della serata, ha gli occhi rossi, le lebbra screpolate e la mente confusa. Gli domando: cosa ne pensi della vicenda su Lorena Cultraro? Inizialmente non mi risponde, sorride come se volesse prendermi in giro, poi risponde: “Le donne debbono comportarsi bene, siamo noi uomini che decidiamo e che dobbiamo comandare”.
Perplesso resto di fronte ad una simile risposta, tento di fargli capire che non è poi così giusto il suo pensiero, provo ad informarlo su quanto è accaduto per la conquista dei diritti delle donne, le lotte fatte, l’emancipazione, l’integrazione nel mondo lavorativo e del contributo, notevole, che esse riescono a dare alla nostra società. Niente più convinto di prima mi manda a quel paese.
Ecco, potrei fare ancora altri mille esempi, ma credo che questi bastano a rilevare il disinteressamento radicale dei giovani, un disinteresse che nasce dalla voglia di non svegliarsi, di starsene seduti in quella comoda poltrona che illude senza cercare mai scorgere quello che sta oltre le apparenze. Essere le marionette del XXI secolo? Si forse questo conviene molto ai giovani, forse perché è molto più semplice accerchiarsi di cose futili e gettare via le cose che veramente contano.
Ma attenzione, non tutti i giovani sono così come qualche pseudo intellettuale vuole farci credere, ci sono giovani impegnati nel mondo del volontariato, giovani impegnati nel mondo dell’associazionismo, giovani capace di dare il loro contributo a questa società sempre più alla rovina. Giovani con principi che lavorano per un futuro migliore. Odio coloro che etichettano i giovani tutti alla stessa maniera, o chi ne fa di “di un’erba un fascio” come si dice.
A Niscemi, ed in particolare negli ultimi tempi, si sono venute a formare molte associazioni, fatte per lo più, di giovani è questo non è certamente da sottovalutare o da non considerare.
Mi vengono in mente delle parole proferiteci da un grande come Antonio Gramsci: “Istruitevi perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza, Agitatevi perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo, Organizzatevi perché avremo bisogno di tutta la vostra forza. Più che delle parole, era una esortazione rivolta ai tanti giovani, giovani che seppur disinteressati, mostrano, se presi col giusto verso, di essere ancora un po’ sensibili ai problemi che ci attanagliano, giovani che hanno paura di esprimersi per paura di non far più parte del gruppo e di restare soli.
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