Una giornata interminabile, un’irrefrenabile voglia di far ritorno a casa, si propria in quella casa nata dai sudori di una vita e arrocata sul grande olimpio dove, a nascondersi, non sono più gli dei di vecchie mitologie greche, ma bensi gli unici tesori che, con furbizia, la mia terra ancora conserva per i figli che nasceranno, per i figli che torneranno e per i figli che andranno via per sempre.
Il contadino sempre pronto a regalarti la sua “Eterna” perla di saggezza, la casalinga, -moglie del vecchio contadino-, seduta sotto l’albero della “Giovinezza”, osserva il mondo, un mondo troppo diverso rispetto a quello di un tempo, un mondo che va alla rovina, un mondo che le appare assurdo e un pò troppo “Facinoroso”, il mondo dei nuovi giovani, di quelli che, come il leone nelle giungle, tenta sempre di raggiungere il pieno della sua grandezza con la violenza.
E’ l’albero che vide nascere un amore segreto, è l’albero che vide sbocciare i primissimi baci, è l’albero che udì l’eterna promessa fatta di fronte ad un prete ad essere estirpato. Il grande albero che conserva la sua infinita storia, la storia nata casualmente, la storia nata dal coraggio di amarsi veramente, la storia che ormai è divenuta un lontanissimo ricordo per la nipote che osserverà il grande vuoto generato dalla scomparsa dell’albero.
Il suono delle campane è sempre quello, il suono che annunziò quel matriminio, il suono che, in un paesino degli anni quaranta, riuscì a rallegrare tutto e tutti: senza invidia alcuna, senza rancori particolari, senza neppure un minimo di invidia.
Il suono delle campane e lo stesso di allora, è come quello che rallegrò l’intero paesino degli anni quaranta, è lo stesso suono che rallegrò il mondo intero.

ciao complimenti hai descritto quello realmente oggi sta succedendo che i vecchi tempi sicuramente erano migliori di quelli di oggi