La tanto attesa condanna è giunta. Adesso Lorena, la quattordicenne uccisa barbaramente, viene, solo di sbiego, ricordata. I telegionali ne parlano così superficialmente da mostrare a chiare immagini la noia già veduta, quella che caratterizza coloro che annunciano la grandi notizie in diretta nazionale. Noia, perchè un giornalista, come un perfetto pioniere, va sempre alla ricerca di nuovi dolori da strappare alle mani di chi li vive in prima persona, alla ricerca della strada maestra che gli consentirà di ricevere un’altra stella da appandere sulla giacca, alla ricerca di un nuovo onore conquistato con la sola crudeltà che tanto caratterizza questi “Compagni gionalisti”, come furono definiti in una celebre canzone del grande Giorgio Gaber.
Non si sono distinti neppure coloro che, della morte di Lorena, ne han fatto morale. Così come a distinguersi non sono riusciti a farlo neppure i nostri grandi intellettuali e sociologi che tanto, in tempi non sospetti, di questa morte ne han detti di tutti i colori. Si discuteva, si esortavano le agenzie educative a svegliarsi dal grande sonno, la chiesa, prendendo la parola in mano, utilizzò toni forti, toni che inquietarono le coscienze dell’opinione pubblica. Il marketing è riuscito anche ad avere la sua fetta di torta da tutta questa vicenda. Dopo aver venduto le sue magliette, prosperoso come sempre, si dirige verso la prossima uccisione, verso i prossimi dolori, verso chi, dell’ignoranza ne fa appunto il proprio marketing.
Abbiam visto cortei di giovani affollare le vie cittadine,abbiam visto la comunità tutta gettare lacrime e fango. Lacrime per la giovane “Vergine” andata via, fango per i tre mostri. Abbiamo assistito a scene molto più crudeli dell’uccisione di Lorena, giovani contentissimi di essere sotto gli occhi delle telecamere. (Se si pensi solo a tutte quelle oche che prima di uscire dalla proprie dimore, indossavano abiti di un certo valore solo per essere le vere protagoniste dei riflettori che per una settimana circa illuminaro il volto di una Niscemi mal dipinto, di una Niscemi mal conosciuta).
Qualche politico, di cui il nome voglio per oppurtunità disconoscere, ne ha approfittato per la solita passerella politica. Insomma chi più ne ha più ne metta in tutta questa vicenda che tanto mi ha inquietato. Ma adesso mi sorgono spontanee alcune domande: dove sono andate a finire tutte le agenzie educative? E gli intellettuali con le loro assurde teorie? ed i sociologi, i moralisti, le istituzioni stesse, dove sono finiti tutti quegli impegni presi di fronte ad una non indifferente miriade di gente? E i giovani, quei giovani che tanto sembrano l’alternativa del male, dove sono andati a finire?
La morte di Lorena, questa quattordicenne vittima di un massacro, è riuscita veramente a svegliare e sensibilizzare l’opinione pubblica? E’ riuscita a scuotere le coscienze di tutta la comunità? Ma soprattutto quali sono le misure che si stanno attuando per far fronte ad un problema che sembra ormai divenuto incontrollabile?
Mi auguro proprio che a queste mie domande vengono date delle risposte, perchè se cos’ non fosse allora mi vien da pensare che nulla è cambiato da quella strage, e che nulla, nel corso degli anni avvenire cambierà.

Caro Pensatore,
ho letto il tuo lungo post, e credo che dare vent’anni ai tre ragazzi sia veramente ridicolo.
Alle tue tante domande, non ho alcuna risposta… ma mi sorprende che coloro che azzardavano teorie sociologiche, psicologiche, che davano la colpa ai giovani, ad un paesino, alle agenzie educative, non abbiano scritto altri articoli
Caro Peppe,
Non servono più articoli, non servono più parole, non servono neppure quelle teorie formulate così grossolanamente e che avevano proprio l’aria di essere delle teorie formulate per il solo gusto di fare e vendere retorica.
Quello che oggi ci necessita, forse più di ogni altra cosa, sono degli interventi forti, mirati alla risoluzione del grande problema che, nostro malgrado, inizia a dilagarsi a macchia d’olio.
Il bullismo, la discriminazione, gli atti di violenza verso i deboli, i giovani che iniziano a bere fin da giovanissimi e come se non bastesse iniziano ad assumere sostanze stupefacenti, ragazzi che più di ogni altra cosa, disprezzano la vita e ogni forma di valore positico ad essa connessa.
Ecco la politica dovrebbe trovare la chiave giusta per far fronte a questi problemi che diveranno molto presto la cancrena della nostra società.
Non ti nascondo il mio pessimismo nell’osservare questi fenomeni crescere giorno dopo giorno. Oggi, siamo presi da moltissime cose che ci allontanano dai problemi che richiedono degli interventi rapidi. Le agenzie educative, e credimi perchè ho avuto modo di constatarlo con i mie occhi, allontanano il più delle volte i tanti giovani che cercano di avvicinarsi a queste: La chiesa, questa puttana signora che predica il bene e che poi razzola il male, è lontana un miglio da quelli che dovrebbero essere i metodi e le priorità da adottare per i problemi sopra citati. Più che la chiesa, sono alcuni sacerdoti, un pò troppo anticonformisti e con spiritò di perfetti salvatori, che allontanano i giovani dal pericolo, ma qui sta la distinzione. Parliamo di certi preti e non della chiesa tutta.
Così come le famiglie, che oggi dovrebbero assumere un ruolo fondamentale, sono lontani un miglio dal comprendere i disagi dei figli, questi figli che neppure i genitori stessi riescono a riconoscere.
Io non sono nessuno per condannare, non sono neppure un opinionista, ma consentitemi di dire che non credo assolutamente che i padri dei tre assassini non abbiano notato nulla, che non abbiano saputo assorvare gli occhi di quei tre mostri, che non abbiamo saputo leggere, negli occhi di quei ragazzi troppo bambini ancora, l’atrocità che gli stessi han commesso.
Se cosi fosse stato, se è proprio vero che nessuno si è accorto di nulla, allora mi vien da pensare che le famiglie non riescono a percepire i disagi dei figli, – e credimi peppe- se questo avviene allora rischiamo di andare incontro ad un problema molto più grosso di quel che si può pensare.
Quando una famiglia, quando un padre o una madre, non riescono a percepire il cambiamento di un figlio, in peggio o in meglio che sia, allora questa è la verà priorità che si dovrebbe rincorrere a gambe spedite.
In buona parte dichiaro di essere fiducioso per quei ragazzi che sembrano essere, e lo dimostrano benissimo, l’alternativa della violenza e del male, in buona parte non voglio credere che tutto sia andato in rovina in questo ventunesimo secolo così troppo privo di valori e dove la dignità umana viene, come un tempo, calpestata dall’ostinita nel credere in certi valori, morali ed etici che siano, ma che se saputi praticare, favorirebbero il bene della collettività.
I sociologi, gli intellettuali e le agenzie educative, dovrebbero smettere di percepire e osservare questo male come un qualcosa che dista lontano un miglio da loro. La politica, o meglio i politici, dovrebbero smettere di favorire gli interessi affaristici e ricominciare a rendere nobile il significato letterale che il nome “Politica” ha sempre avuto e che, nonostante le circostanze, continuerà ad avere fino alla fine dei tempi.
Con affetto Pino Pardo