Costano troppo le parole che fanno star bene le persone. Esse son state rapite e adesso c’è carestia. Quando per caso, tra la frenesia ed il caos del mondo, se ne riesce a trovare una, il suo valore supera ogni cosa, è così alto da poter vendere benissimo la tua dignità per tale acquisto.
Costano troppo le parole che fanno star bene, quando, tra gli ingorghi e gli ostacoli della vita, riesci a trovarne una, i venditori prima ti spogliano per svergognarti e mostrare al mondo i tuoi difetti e poi te la concedono con un sorriso che nulla di buono promette.
Costano troppo le parole che fanno star bene la gente, quando riesci a trovarne una gratuitamente ti accorgi subito di quanto bene falsificata sia stata, quando provi a non credere alla non autenticità della parola eccoli spuntare i venditori ambulanti che dopo averti illuso e derubato dalla tua fioca gioia te la concedono come si concede ad un morto l’estrema unzione.
Costano poco le parole che fanno male, i negozianti hanno abbandonato i propri interessi, tanto, a conti fatti, in giro c’è molta concorrenza. E’ inutile venderli quando queste le puoi trovare dietro ogni angolo di strada, quando le stesse parole ti vengono proferite dagli abitanti del pianeta come se niente fosse.
E’ difficile trovare una parola che fa star bene, è abbastanza facile trovare una parola che ti fa star male. Ma tra il bene e il male, quello che domina sempre la scena è appunto il bene. Sicuri?
In altri contesti è inutile andare alla ricerca di tali parole, è inutile illudersi, inutile impegnarsi alla ricerca di tutto ciò.
Chiuditi in casa, non uscire, non ascoltare il mondo, non amare, non parlare, non annusare, non voler bene, non essere altruista, non essere poliedrico, non essere sincero, non essere, non essere… non essere e basta.
Proteggiti da un mondo divenuto pazzo, proteggiti dai suoi abitanti, proteggiti dalle sue belve feroci. Chiudi un attimo e gli occhi e prova a sognare che un altro mondo è possibile.
Quando un giorno, tra gli infiniti mali, l’uomo comprenderà che non tutto è stato smarrito, che non tutto è stato consumato, che forse un seme si è salvato, allora riuscirà a trovare la forza smarrita che gli consentirà di annaffiare il seme trovato per farlo sbocciare e presentarlo ad un sole stanco di irradiare il vuoto lasciato dall’uomo, lo stesso vuoto da anni vissuto e adesso colmato dal seme.
Trovato all’interno di un vecchio quaderno di quinta elementare, le parole erano state incise su di un fazzoletto ormai ingiallito. Ne avevo dimenticato l’esistenza di questo scritto infantile.
9 Dicembre 2008 di blaider
