E’ una società questa, che continua a vedersi in difficoltà. L’ottimismo verso il futuro resta basso, i giovani provano un senso di disorientamento e cala sempre di più la loro fiducia nei confronti di un prosperoso futuro capace di regalargli soddisfazioni nel campo lavorativo e professionale.
I giovani, sembrano aver smarrito nel grande calderone dell’oblio, ogni forma di interesse, ogni stimolo positivo, stimoli questi che dovrebbero generare buoni propositi.
Scorgo fra i loro mille volti, una superficialità che mi fa rabbia, sempre più indifferenti e freddi alle grandi tematiche sociali e giovanili che, aimè, dovrebbero interessarli in prima persona.
Cosa rappresenta per i giovani il lavoro? Quale importanza viene data dalla nostra società giovanile al lavoro? I nuovi lavori, per lo più precari, rappresentano un’opportunità o sono nuove forme di lavoro mascherato?
I mutamenti attuali pongono solo problemi individuali oppure occorre ragionare un po’ di più sulle risposte collettive? Se è vero che esiste un polo della precarietà e dello sfruttamento, come diciamo SU LA TESTA ragazzi? Cosa muove oggi i giovani? Perché agiscono? Ma è proprio vero che i giovani non partecipano più? Perché le forme di partecipazione classica (sindacato, partiti, chiesa …) sono lontane dalla cultura giovanile? Qual è il rapporto tra giovani e queste istituzioni? I giovani vivono una dimensione di responsabilità più ampia, che li impegna nella costruzione della pace e della giustizia? Interrogativi questi che non vengono presi in considerazione dai giovani stessi. Provo a discutere con alcuni di loro in un bar, hanno un’aria disinteressata, il loro unico scopo è quello di bere superalcoli e di essere passo coi tempi, al passo con le mode, a passo con le marche e con le cose più futili. Cerco di convincere Paolo a parlare di tutto ciò, ma lui crede che, discutendone, non cambia nulla ugualmente. Provo ad accaparrarmi la sua simpatia offrendogli una birra e discutere magari un po’ seriamente, ma niente, non ci riesco, sembra essere interessato all’ultimo pantalone che aimè, trasformerà Paolo in una pubblicità vivente.
Un po’ sfiduciato non getto mica le redini, ma tento di discutere con altri ragazzi, al piano magione incontro un nutrito gruppo di adolescenti. Mi confessano di trascorrere il proprio tempo tra sigarette e birre in uno spiazzale che riesce solo a donargli tutto ciò. Inizio a parlargli delle associazioni presenti nel territorio, li porto a conoscenza del progetto che partirà “Adotta un parco”, ma la risposta non sembra mica variare così tanto: “Vattini ri unna vinisti”, mi offendono, mi umiliano, loro i protagonisti di una società che sempre più va alla deriva, di una società che non conosce più stimoli, di una società che ha smesso di essere creativa, di una società che ha anche smesso forse di sognare un po’.
Alla loro richiesta di andarmene, non cedo, offro qualche sigaretta per cercare magari, in maniera sarcastica, di portarli a conoscenza di quello che poco alla volta, sta logorando tutti, faccio presente alcuni problemi che li riguardano direttamente, ma loro non cedono, sembrano dei soldati ben addestrati con grandi scudi, sempre pronti a cacciar via ogni stimolo positivo.
Giuseppe, lo incontro mentre si affretta a consumare l’ultimo spinello della serata, ha gli occhi rossi, le lebbra screpolate e la mente confusa. Gli domando: cosa ne pensi della vicenda su Lorena Cultraro? Inizialmente non mi risponde, sorride come se volesse prendermi in giro, poi risponde: “Le donne debbono comportarsi bene, siamo noi uomini che decidiamo e che dobbiamo comandare”.
Perplesso resto di fronte ad una simile risposta, tento di fargli capire che non è poi così giusto il suo pensiero, provo ad informarlo su quanto è accaduto per la conquista dei diritti delle donne, le lotte fatte, l’emancipazione, l’integrazione nel mondo lavorativo e del contributo, notevole, che esse riescono a dare alla nostra società. Niente più convinto di prima mi manda a quel paese.
Ecco, potrei fare ancora altri mille esempi, ma credo che questi bastano a rilevare il disinteressamento radicale dei giovani, un disinteresse che nasce dalla voglia di non svegliarsi, di starsene seduti in quella comoda poltrona che illude senza cercare mai scorgere quello che sta oltre le apparenze. Essere le marionette del XXI secolo? Si forse questo conviene molto ai giovani, forse perché è molto più semplice accerchiarsi di cose futili e gettare via le cose che veramente contano.
Ma attenzione, non tutti i giovani sono così come qualche pseudo intellettuale vuole farci credere, ci sono giovani impegnati nel mondo del volontariato, giovani impegnati nel mondo dell’associazionismo, giovani capace di dare il loro contributo a questa società sempre più alla rovina. Giovani con principi che lavorano per un futuro migliore. Odio coloro che etichettano i giovani tutti alla stessa maniera, o chi ne fa di “di un’erba un fascio” come si dice.
A Niscemi, ed in particolare negli ultimi tempi, si sono venute a formare molte associazioni, fatte per lo più, di giovani è questo non è certamente da sottovalutare o da non considerare.
Mi vengono in mente delle parole proferiteci da un grande come Antonio Gramsci: “Istruitevi perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza, Agitatevi perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo, Organizzatevi perché avremo bisogno di tutta la vostra forza. Più che delle parole, era una esortazione rivolta ai tanti giovani, giovani che seppur disinteressati, mostrano, se presi col giusto verso, di essere ancora un po’ sensibili ai problemi che ci attanagliano, giovani che hanno paura di esprimersi per paura di non far più parte del gruppo e di restare soli.
