L’infanzia Dell’incantatore
di
Herman Hesse
“Sempre risalgo alla tua fonte
Cara leggenda di un tempo passato;
Odo l’aureo tuo canto da lontano,
Come ride, e poi sogna, e piange piano.
Ammonistrice nasce dal profondo
Sussurrando la magica parola;
Sente come fosse ebbro, e dormendo
Ti sentissi chiamarmi ancora e ancora.”
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Oceano Mare
Di
Alessandro Baricco
“La prima cosa è il mio nome, la seconda quegli occhi, la terza un pensiero, la quarta la notte che viene, la quinta quei corpi strazianti, la sesta è fame, la settima orrore, l’ottava i fantasmi della follia, la nona e carna e la decima e un uomo che mi guarda ma non mi uccide. L’ultima è una vela. Bianca all’orizzonte”
“Oceano mare” racconta del naufragio di una fregata della marina francese, molto tempo fa, in un oceano. Gli uomini a bordo cercheranno di salvarsi su una zattera. Sul mare si incontreranno le vicende di strani personaggi. Come il professore Bartleboom che cerca di stabilire dove finisce il mare, o il pittore Plasson che dipinge solo con acqua marina, e tanti altri individui in cerca di sé, sospesi sul bordo dell’oceano, col destino segnato dal mare. E sul mare si affaccia anche la locanda Almayer, dove le tante storie confluiscono. Usando il mare come metafora esistenziale, Baricco narra dei suoi surreali personaggi, spaziando in vari registri stilistici.
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Scacco matto
Enigmi, Fiabe e racconti
Di
Jostein Gaarder
“Chi poteva gioire dello spettalo pirotecnico cosmico se nella platea dello spazio non sedevano che chiacci di fuoco? Chi poteva sapere che il primo anfibio temerario non solo stava facendo un piccolo passo sulla spiaggia, ma stava facendo anche un passo da gigante sullla lunga strada verso il fiero sguardo con cui il primate avrebbe completato l’inizio della strada stessa? L’applauso per il Big Ben giunse solo quindici miliardi di anni dopo l’esplosione”.
In “Scacco matto” sono presenti estratti da tutti i libri di Gaarder (esclusi quelli per bambini). La raccolta presenta il saggio introduttivo scritto dall’autore per la Grande Enciclopedia Norvegese, dal titolo “La coscienza è una coincidenza cosmica?”. In totale, il volume presenta 64 brani, come le case di una scacchiera: testi più lunghi sono intervallati da altri più brevi, a volte solo di poche righe, come degli aforismi a volte misteriosi. Alcuni racconti sono indipendenti e finiti in sé. Altre volte i brani fanno chiaramente parte di un contesto più ampio: i personaggi si rincorrono da un punto all’altro della raccolta (per esempio il Jolly del mazzo di carte che ha preso vita dalla fantasia di un naufrago e che, così come nel racconto corre avanti e indietro nel tempo, qui ugualmente “corre” avanti e indietro nel libro) e allo stesso modo, i motivi ricorrenti rimbalzano, indipendenti dal libro da cui sono stati tratti, creando un gioco di scatole cinesi dove i testi vanno, alla fine, a creare, un’immagine completa dell’”universo gaarderiano”.
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Nessuno mai ci chiese
di
Armando Gasiani
“Nessuno, quasi mai, si accorge di me, delle mie lacrime e tanto meno dei miei pensieri. Nessuno, mai, come se fosse stato un ordine a noi sconosciuto, ci chiese da dove provenissimo, oppure cosa avevamo vissuto nei nostri campi.”
Molte volte, negli anni più lontani, ho sperato di trovare le persone giuste e disponibili per ascoltare lamia storia, molto simile a quella di tanti, ma spesso nei sorrisi e nelle raccomandazioni a “Cambiar pagina”, capivo che ero di troppo.
Ogni notte, aspettando il sonno e menytre scivolo nell’incoscienza, ritrovo Serafino che mi augura buon compleanno, e poi si gira e va via per sempre. Sogni i Kapò e le botte e le urla. Basta un niente, una parola pronunciata da alcuni passanti, un colore, un odore, un suono e gli incubi tornano visioni, anche in pieno giorno>>
A diciassette anni Armando Gasiani, contadino e partigiano Bolognese, viene deportato a Mauthausen. Con lui il fratello Serafino, più grande di pochi anni. Dopo la drammatica vicenda nel campo, Armando riesce a ritornare ma Serafino (il fratello) no, in quanto muore in prigionia.
Una storia di amore e di politica, una visione sull’Italia contadina e operaia e sulla conquista della democrazia. Armando Gasiani torna in un paese intento a dimenticare e a superare le colpe per poter stare al tavolo dei vincitori della seconda guerra mondiale e per questo, non ascoltato da nessuno, resta in silenzio per ben 50 anni, grazie all’amore e al coraggio della moglie Maria, Armando assiste al film di Roberto Benigni “La Vita è Bella”, in un fiume di lacrime inizia a raccontare a milioni di giovani la sua storia.
Cosìla vicenda personale divventa memoria di tutti, come in una resistenza posticipata.
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Se questo è un Uomo
di
Primo Levi
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza piii forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
Con queste parole si apre il libro, un libro che contiene dure testimonianze, il libro che testimonia come ad un uomo venisse sottratta la propia dignità, la propria mente. E’ questa appunto la vera morte marcata da Primo Levi, una morte morale e psicologica.
Primo Levi, reduce da Auschwitz, pubblicò “Se questo è un uomo” nel 1947. Einaudi lo accolse nel 1958 nei “Saggi” e da allora viene continuamente ristampato ed è stato tradotto in tutto il mondo. Testimonianza sconvolgente sull’inferno dei Lager, libro della dignità e dell’abiezione dell’uomo di fronte allo sterminio di massa, “Se questo è un uomo” è un capolavoro letterario di una misura, di una compostezza già classiche. È un’analisi fondamentale della composizione e della storia del Lager, ovvero dell’umiliazione, dell’offesa, della degradazione dell’uomo, prima ancora della sua soppressione nello sterminio.
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PANINO AL PROSCIUTTO
DI CHARLES BUKOWSKI
Titolo Originale: Ham on Rye
Pagine: 327
Casa editrice: Guanda
Tra le periferie di Los Angeles, degli anni trenta, Henry Cianaski protagonista di “Panino al prosciutto”, vive certamente il suo romanzo di formazione. I dubbi e le inquietudine, le gioie ed i dolori di un adolescente ribelle alle prese con l’incapacità di venire a patti con il mondo che lo circonda, e con il suo stesso bruciante desiderio di liertà.
isolato moltissimo in famiglia quanto tra i suoi coetanei e compagni di classe, picchiato dal padre e deriso da quelli che votrrebbe come amici, incapace di avvicinarsi alla sfera femminile, tormentato da una terribile acne Cianaski compie con rabbia la sua crescita intellettuale e sentimentale, dapprima alla ricerca di un riconoscimento come “Duro”della scuola e del quartiere, poi sempre più affrancandosi dal mondo che lo circonda e dai valori che dovrebbero sostenerlo.
In pochi anni brucia le illusioni di ricchezza e benessere del padre, così come dal perbenismo della madre, rifiuta una per una le proprie amicizie, si disfà dei sogni infantili legati certamente al baseball, grande illusione americana per lui, ed affronta beffardemente la frustrazione dei suoi primi desideri d’amore. Ma allo stesso tempo scopre la pubblica biblioteca e la compagnia insostitiibile dei libri, di quei libri che riescono apparentemente a protteggerlo da quel mondo crudele e duro. E’ grazie ai libri che Cianaski arriva all’autentica ricerca e scoperta di se stesso.
Libro molto bello da leggere, il mio voto personale è certamente un bell’otto.
Libri dello stosso autore:
- Panino al prosciutto
- Factotum
- Taccuino di un vecchio sporcaccione
- Donne
- Confessioni di un codardo
- A sud di nessun nord
- Le ragazze che seguivamo
- Post Office
- Niente canzoni d’amore
- L’amore è un cane che viene dall’inferno
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Due di Due
Di Andrea De Carlo
Pagine: 389
Casa editrice: Bompiani
Per entrare bene in Due di due è importante, innanzitutto, analizzare il contesto storico in cui la vicenda è immersa. Siamo a Milano, intorno alla metà degli anni Settanta. In quegli anni sull’Occidente e su molti paesi dell’Est spira un vento rivoluzionario. Sono anni contrassegnati da un impetuoso sviluppo: è aumentata la ricchezza, ma si sono contemporaneamente accentuate le differenze tra paesi ricchi e paesi poveri e all’interno dei primi è cresciuto il divario tra le diverse categorie sociali. Il benessere va producendo un’alienazione sottile e penetrante, di cui non tutti sono consapevoli, ma che produce disagio e inquietudine. Da qui una situazione di malessere che comincia a essere avvertita soprattutto dai giovani, i quali sentono l’esigenza di ribellarsi al mondo dei genitori che pretendono di imporre i propri principi e di disegnare il futuro dei figli. I giovani hanno voglia di dire basta a un modo di essere ipocrita, formalista ed egoista. La protesta studentesca si esprime attraverso occupazioni di università, scuole, fabbriche; cortei e manifestazioni di piazza si susseguono, nel corso dei quali si verificano spesso scontri con le forze dell’ordine. Quando Mario e Guido, i due protagonisti, raccontano la loro esperienza di partecipazione a un corteo, il lettore non può fare a meno di entusiasmarsi quanto loro. Chi intende leggere Due di due, nell’edizione Mondadori del 1989 o in quella Einaudi del 1999, deve avere ben presente questa situazione poiché questo è sì il racconto di un amicizia tra due giovani, ma soprattutto di due personalità diverse con la stessa voglia di estraniarsi dalla realtà meccanica dell’Italia moderna. Guido Laremi, ribelle e fuori dalle norme, è stato definito da molti come il più bel personaggio della letteratura italiana degli ultimi dieci anni e a giusta ragione perché è una persona dal carisma eccezionale. Mario, protagonista e io narrante della vicenda, è inizialmente trascinato dall’entusiasmo vulcanico di Guido ma con il tempo riuscirà ad uscire dalla sua ombra e troverà un equilibrio stabile col mondo, lontano dalle città inquinate, da quella realtà che per troppo tempo lo ha avuto vittima ed estraneo. Importanti sono soprattutto gli incontri, ormai saltuari, tra i due: essi sono fonte continua di rinnovamento per entrambi.
Un romanzo lungo ma appassionante, che con le sue prospettive utopiche racconta la storia di una generazione durante i fantastici anni 60 e 70 e che certamente ne coglie in pieno lo stato emotivo.
Lo sguardo ironico che identifica il nucleo di una situazione è una qualità straordinaria di Andrea de Carlo.
Voto: 8
Libri dello stesso autore
- Treno di panna
- Uccelli da gabbia e da voliera
- Macno
- Yucatan
- Due di Due
- Tecniche di seduzione
- Arcodamore
- Uno di noi tre
- Nel Momento
- Pura Vita
- I veri nomi
- Giro di vento
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Di Noi Tre
Di Andrea de Carlo
Casa Editrice: Oscar mondadori
Pagine: 472
Marco, Misia e Livio tre ragazzi all’inizio della storia e tre adulti alla fine. Quando si conoscono negli anni settanta, il tempo delle grandi scelte è davanti a loro. Marco si è appena laureato, Livio si rifiuta di concludere gli studi, e Misia Mistrani, si unisce instabilmente ora all’uno ora all’altro dei due amici. Innamorandosi e respingendosi in un tormentato intreccio sentimentale.I tre diventano grandi. Fra i morosi di una generazione splendita ed incopiuta. Finchè alla soglia dei 40 anni, la lora vicenda si intreccia nuovamente con la stessa intensità di sempre e con qualche doloroso sussultò in più.
Voto 6/2
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Il Pellegrinaggio in oriente
Di
Herman Hess
Il pellegrinaggio in oriente (1932), il più perfetto dei romanzi brevi di Herman Hesse da considerarsi quasi lo stemma di tutta la sua opera letteraria, racconta un’esperienza unica e inaudita, che ha luogo, non a caso, in quel “Periodo” torbido, disperato e tuttavia così fertile che seguìla grande guerra mondiale. Uniti in una misteriosa lega, le cui regole paraddossali e sapienti ripetono – riflesse nello specchio del Bund romantico, quelli di antichi gruppi iniziatici, uomini disperati si mettono in cammino verso una nuova meta che non è un luogo ma bensì una dimesione altra della realtà.
Ricercatori del tao e della Kundalini, silenziosi aiutanti del pittore Paul Klee, lo stesso Herman Hesse, che è il protagonista, e tanti altri personaggi partecipano a questo singolare viaggio che non ha certo inizio con loro ma è un incessante movimento che percorre il tempo da sempre, e in cui tutti i nomi della storia possono comparire come momentanei compagni. Ma questo è solo il primo dei molti e conturbanti segreti che incontrarà il lettore nei meandrei di una favola che insegna un nomadismo radicale da una società che ci è impossta verso un’altra, sfuggente, beffarda e piena di tranelli, che però poi si rivelano essere mezzi pedagogici di un violento svezzamento, usati per dissolvere le ultime, tenaci resistenze al viaggio senza ritorno verso Oriente.
Voto: Ottimo
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Narciso e Boccadoro
di
Herman Hesse
Narcisio e Boccadoro, ambientato in un medioevo leggendario, è giocato sul contrasto tra natura e spirito, tra arte e ascesi. Narciso, coltissimo e conteplativo, si pone al riparo delle insidie del mondo dedicandosi pienamente. L’amico Boccadoro, artista geniale e vagabondo, sceglie invece una vita di peregrinazioni, intensamente segnata dall’amore, ma nello stesso tempo in costante ricerca della “Madre Eterna”. Tuttavia nessuno dei due giovani sente di essere completo: il primo sà usare soltanto lo spirito, il secondo solo i sensi.
Boccadoro perde così la fede in Dio; Narciso, divenuto abate, perde la capacita di conoscere attraverso i sensi. I due si rincontreranno, ormai anziani, atratti l’uno dall’altro come sono gli opposti.
Voto: Ottimo
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Leggere
di
Corrado Augias
Perché si legge e come si impara a farlo? Quali meccanismi emotivi si attivano? Come nasce la passione per la lettura? Perché leggere fa bene, ma può talvolta anche far male? In queste dense pagine, Corrado Augias si interroga sul significato dell’”attività del leggere”, e lo fa attraverso una sorta di racconto autobiografico: dalle prime emozioni che, giovane studente liceale, suscitarono in lui i grandi classici ma anche alcuni libri “proibiti” come “L’amante di lady Chatterley”, alla scoperta di Edgar Wallace, Conan Doyle e Raymond Chandler e della narrativa poliziesca, all’amore più maturo per i romanzi di Joseph Roth e Robert Musil. E poi, ancora, la letteratura francese, quella erotica, Dante, Petrarca, George Orwell, Philip Roth.
Voto: Discreto
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La fabbrica del male
Di
Guillou Jan
Il quindicenne Erik è vittima di un padre sadico e violento che lo picchia per ogni minimo pretesto. Violenza genera e violenza e, al liceo, Erik è il capo di una banda di bulli che terrorizza gli studenti e organizza una serie di attività illecite; quando la situazione precipita e sfugge di mano al gruppo, Erik viene espulso dall’istituto. Prima che il padre venga a conoscenza dall’accaduto e scateni un inferno, la madre riesce a mandare Erik in un collegio privato, che però si rivela un ambiente più brutale e razzista del suo vecchio liceo, retto da un sistema di regole, angherie e punizioni che eguagliano in crudeltà quelle paterne. Un libro autobiografico in cui l’autore rievoca la sua tormentata adolescenza.
Voto: Distinto
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Siddharta
di
Herman Hesse
Il libro narra la vita di Siddharta, giovane indiano, che cerca la sua strada nei più svariati dei modi. Fin da subito il narratore si dimostra esterno ed onnisciente poiché, benché faccia intuire che la storia di Siddharta è tra le più particolari, non esprime un suo punto di vista. Si può dire che la focalizzazione è quella del giovane.
Infatti è attraverso i suoi occhi che noi vediamo un’India del VI secolo a.C. dominata da molte religioni, da molti modi di vivere, da realtà e ipocrisie.
Siddharta inizia il suo viaggio fiancheggiato dall’inseparabile amico d’infanzia, Govinda, il quale lo ha sempre visto come un saggio. I due decidono di andare a vivere con i “Samana”, pensatori che vivono di poco o nulla, che imparano a impersonarsi con tutto ciò che incontrano. Così fa infatti Siddharta. Dopo aver vissuto con loro, lui e Govinda decidono di andare a vedere il Buddha Gotama, alla quale setta Govinda decide di aggregarsi. Siddharta rimane quindi solo e arriva ad una città, dove conosce la bella Kamala.
La straordinaria maestria di Hesse è ben visibile nei capitoli riguardanti Kamala, in quanto non la nomina mai con un appellativo dalla connotazione negativa, ma lascia intuire il lavoro, moralmente poco “elevato”, della donna. Siddharta decide di imparare l’amore da lei e tramite quello apprende i vari modi di lavorare, di guadagnare, di spendere e di divertirsi.
Il personaggio dell’autore che dapprima sembrava “immacolato” si dimostra soggetto alle debolezze umane, lui che considerava male quei comportamenti e che se ne considerava superiore.
Dopo anni e anni passati con Kamala, Siddharta si dispera, capisce il suo errore e scappa. Qui si ha il climax del libro, Kamala abbandonata dall’uomo che ama e da cui sa di non essere amata porta in grembo un figlio destinato a chiamarsi come il padre. Anche senza dichiararlo apertamente, l’autore lascia intendere che Siddharta incontrerà il figlio.
Questo succederà solo dopo un lungo periodo di transizione dell’ormai uomo Siddharta che, dilaniato dai rimorsi per il suo stile di vita degli ultimi anni, ipotizza per sé il suicidio come forma estrema di purificazione. Ma il caso, forse il destino, lo aiuta: incontra Govinda. L’amico da subito non lo riconosce, anzi si ferma pensando di aiutare uno sconosciuto. L’incontro tra i due è toccante, ma quando si separano si ha di nuovo la sensazione che si rivedranno.
Siddharta ha ritrovato un motivo di vita e cerca una nuova strada, che trova sulle sponde dello stesso fiume nel quale pensava di porre fine alla sua vita. Un vecchio barcaiolo di nome Vesuveda ci abita e condivide con Siddharta l’idea che il fiume sia vivo, che parli, che insegni. Siddharta decide di rimanere con l’uomo da cui imparerà molto, anche durante i lunghi silenzi.
Un’altra scena toccante si ha con il passaggio di Kamala che è in viaggio per trovare Gotama, il Buddha ormai morente; con lei c’è il piccolo Siddharta. Un serpente morde la madre, il piccolo piange e richiama l’attenzione del padre che, riconosciuta la donna, cerca di aiutarla, ma tutto è inutile. Ora Siddharta ha un figlio da crescere. Come in tutti i romanzi c’è l’antagonista dell’eroe, ma è un paradosso: di Siddharta è lo stesso figlio. Il giovane ragazzo è ribelle, non lavora, si annoia, non vuole imparare: totalmente il contrario del padre. Dopo anni di sofferenza, il figlio scappa e Siddharta è costretto a lasciarlo andare: sono troppo diversi per poter convivere. Questo episodio, inoltre, induce Siddharta a pensare a quando anche lui aveva abbandonato suo padre e al dolore che gli aveva sicuramente procurato. Un giorno anche il vecchio barcaiolo lascia Siddharta, recandosi nella foresta, alla ricerca anche lui di altre conoscenze.
E qui si chiude il libro, nel rincontro di Siddharta e Govinda, ormai vecchi, vissuti, sapienti. L’amico ancora una volta non riconosce Siddharta, invecchiato, cambiato. Si raccontano le vite, ma soprattutto Govinda chiede all’amico quale sia, dopo tutti questi anni, la sua filosofia e Siddharta attua un monologo a dir poco affascinante.
Ora c’è da chiedersi se quel che Hesse fa dire al suo personaggio non sia altro che quello che lui ha dedotto da anni di studi sui libri del nonno, ma su una cosa non si può che essere d’accordo: Siddharta è un Buddha.
Ciò che trasmette questo libro non è solo un insegnamento morale, ma una lezione di vita su come giudicare per essere giudicati, su come cercare la conoscenza e su come anche il più puro degli uomini si possa ritrovare nel peccato.
Voto: Eccellente
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Sono Come il Fiume che scorre
di
Paulo Coelho
Considerato uno degli scrittori più importanti dei nostri tempi, autore di numerosi successi internazionali, tra cui L’Alchimista, Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto e Manuale del guerriero della luce, Paulo Coelho torna a raccontare di sé, della vita e del mondo in un nuovo libro, questa volta non un romanzo ma una raccolta di racconti brevi ed edificanti, aneddoti e pagine autobiografiche che accompagnano il suo cammino di riflessione personale. «Ho attraversato molti luoghi, – scrive lo stesso Coelho – cambiando più paesi che scarpe, come diceva Bertolt Brecht. Nelle pagine di questo libro racconto momenti che ho vissuto, storie che ho udito, riflessioni che hanno affollato la mia mente mentre percorrevo una determinata tappa nel fiume della vita.» Il quotidiano si alterna al ricordo di grandi avvenimenti, i temi dell’attualità e i problemi di ogni giorno traspaiono, fianco a fianco, attraverso la lente di osservazione di un grande scrittore, che ci invita a vivere intensamente il momento presente, a cogliere con fiducia ed entusiasmo le opportunità che ci offre, a seguire il cammino indicatoci dal cuore. Con la forza narrativa che caratterizza tutti i suoi scritti, Coelho offre un prezioso distillato della sua filosofia agli affezionati lettori e a tutti coloro che sono disposti a scoprire il messaggio di verità nascosto in ogni singolo momento. In queste pagine potranno leggere non solo le convinzioni dell’autore sul destino del mondo e dell’uomo, ma anche molti racconti autobiografici, tra cui il ricordo iniziale in cui Coelho svela come maturò la decisione di divenire scrittore. E poi le esperienze maturate nel suo buen retiro europeo, un vecchio mulino sui Pirenei, e in giro per il mondo: in Giappone, dove scopre la carica spirituale della cerimonia del tè, in Australia, dove apprende la saggezza delle leggende aborigene, in Kazakistan, dove ha l’opportunità di accompagnare alcuni cacciatori che utilizzano il falco come arma. Le storie toccano anche le vicende scottanti d’attualità, dall’11 settembre alla guerra in Iraq, dai problemi del sottosviluppo allo scontro di civiltà, alla strumentalizzazione delle religioni per motivi economici.
Sono come un fiume che scorre è un libro che affronta temi eterni, la ricerca del senso della vita, la potenza dell’amore, il senso del dolore, che solo un grande affabulatore come Coelho sa cogliere con tanta intensità e capacità di coinvolgimento.
Voto. Buono
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I Racconti
di
Primo Levi
Alla narrativa d’invenzione Levi si era timidamente affacciato nel 1966, dopo il successo de “La tregua”, firmando i racconti di “Storie naturali” con lo pseudonimo di Damiano Malabaila. Una precauzione eccessiva, perché in realtà Levi continuava a cercare intorno a sé, o in un futuro assai prossimo, i segni di quelle anomalie, quelle sfasature, quei “vizi di forma” che annunciano catastrofi grandi e piccole. La sua vena di narratore non è tuttavia apocalittica o disperata: al contrario, è mossa da una divertita curiosità per l’uomo. Le invenzioni della scienze e della tecnica aprono all’eterno gioco della commedia umana possibilità paradossali, assurde o esilaranti, che Levi esplora con ironia e con fermezza di giudizio morale.
Voto: Sufficiente
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Il piccolo Principe
di
Antoine de Saint Exupery
Un aviatore è costretto da un avaria ad atterrare in pieno deserto : sabbia, solitudine e sopra il suo capo le stelle. Ma, a un tratto, una voce: “Mi disegni, per favore, una pecora”? Di Dove viene? Chi Parla? Cosa significa quella strana domanda? E’ un minuscolo ragazzino, il piccolo principe, che vaga per gli spazi.
Il piccolo principe è un capolavoro delle letteratura infantile, che, come i suoi più grandi predecessori, da Peter Pan a Pinocchio, dai racconti di Perrault e di Anderson ed Alice nel paese delle meraviglie, si rivolge ai piccoli e grandi, “a tutti i grandi che sono stati bambini ma che non lo ricordano più” come dichiara esplicitamente la dedica di Antoine de Saint Exupery , eroe dell’aviazione francese, che scrisse questa favola irresistibile a quarantadue anni, quando era reputato troppo vecchio per volare. Poi Riuscì a tornare a valore e scomparve in una missione di guerra, scomparve letteralmente, non si trovano tracce di lui, dissolto come un autentico personaggio da favola.
Alcune delle ultime parole che completano e danno fine a questo meraviglioso libro, vorrei trascrivervele qui:
“Per voi che pure volete bene al piccolo principe, come per me,
tutto cambia nell’universo se in qualche luogo,
non si sa dove, una pecora che non conosciamo,
ha, si o no, una rosa.
Guardate il cielo e domandatevi:
la pecora ha mangiato o non ha mangiato il fiore?
e vedrete che tutto cambia.
Ma i grandi non capiranno mai che questo abbia tanta importanza…”
“Questo è per me il più bello e il più trsite paesaggio del mondo.
E’ lo stesso paesaggio della pagina precedente, ma l’ho disegnato un’altra volta perchè voi lo vediate bene.
E’ qui che il piccolo principe è apparso sulla terra e poi è sparito.
Guardate attentamente questo paesaggio per essere sicuri di riconoscerlo
se un giorno farete un viaggio in africa, nel deserto.
E se vi capita di passare di là, vi supplico, non vi affrettate, fermatevi un momento sotto le stelle!
E se allora un bambino vi viene incontro, se ride, se ha i capelli d’oro, se non risponde quando lo si interroga, voi indovinerete certo chi è.
Ebbene, siate gentili! Non lasciatemi così triste: scrivetemi subito che è ritornato…”
Voto: Accellente
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Ivan Cotroneo
Cronaca di un disamore
“I telefoni squillano impazienti e la gente urlava e bussava alla porta per entrare, e qualcuno mandava degli elicotteri, ma loro continuavano a restare così, a non esserci per nessuno, dietro la porta chiusa, nell’abbagliante luce del loro amore”
Luca e Maurizio sono stati insieme per quattro mesi. La loro separazione è già avvenuta e Luca, scrittore per la televisione trentacinquenne, cerca di riprendere la sua vita normale. Ma il ricordo di quello che è stato, e soprattutto il rimpianto per quello che sarebbe potuto essere, gli impediscono di ricominciare a vivere. Mentre si snodano i giorni dell’abbandono, Luca percorre a ritroso le tappe della storia d’amore, la gioia dell’innamoramento, la terribile paura di lasciarsi andare, la lacerante separazione. Comincia così un pellegrinaggio in una città sorda a tutto, un percorso sentimentale di elaborazione e rinascita, che si conclude dove era cominciato, nel momento cristallizzato del primo incontro, al tavolo di un ristorante. Nuova edizione accresciuta dal racconto inedito “Cosa guardano i tuoi occhi”.
Voto: Buono
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Christiane Vera Felscherinow
Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino
” Ora come ora non me ne fregava niente. Di tutto non me ne fregava niente. ”
Due giornalisti tedeschi del settimanale ” Stern “, Kai Hermann e Horst Rieck, hanno raccolto al magnetofono e trascritto il suo crudo diario.
Erano previste due ore per il colloquio: diventarono due mesi.
Un testo discusso da medici, insegnanti, operatori sociali, e che ha coinvolto profondamente anche il grande pubblico attraverso le immagini del film che ne è stato tratto.
‘ Chi si buca si buca. Ed ogni bucomane decide da solo. ‘
‘ Mi sentii completamente fregata. Mi venne una paura orrenda. Mi era improvvisamente chiaro come il sole che adesso ero completamente dipendente da questi imbecilli di medici. Che ne sapevo che diagnosi avrebbero fatto? Mi potevano appioppare una nevrosi grave, una schizofrenia o che so altro. Come reclusa di un manicomio non si ha più il minimo diritto. Pensai davvero che adesso sarei finita come ‘Bambolina’: non sarei più uscita dal reparto osservazione e sarei rimasta lì ad appassirmi nel mio camicione da nonna e con quelle mutande gigantesche.
La cosa più terribile era che io stessa improvvisamente non sapevo più quanto ero matta. Una nevrosi ce l’avevo comunque. Perchè già lo sapevo da tutti gli operatori dei consultori per la droga che la tossicodipendenza è una nevrosi, una coazione a ripetere. Pensai a tutto quello che avevo fatto. Tutte queste disintossicazioni, e poi subito a ricominciare, malgrado sapessi esattamente che con la droga una volta o l’altra mi ci sarei uccisa. Ma una possibilità di uscirne l’ebbi ancora… ‘
‘ Pensavo: un giorno te ne vai. Forse in realtà non volevo fuggire perchè avevo paura di quello che negli ultimi due anni avevo preso per libertà ‘.
‘ Una volta ho chiesto stupidamente perché tutto quello che facevamo non potevamo farlo anche senza stravolgerci. E quelli mi hanno detto che era proprio una domanda cretina. Come ci si potrebbe altrimenti liberare di tutta la merda che uno vive durante il giorno?
Tranne un tizio tutti gli altri erano enormemente frustrati nel lavoro. Questo tizio era iscritto al sindacato e faceva il fiduciario sindacale giovanile nella sua fabbrica. Lui trovava un senso in quello che faceva durante il giorno. In fabbrica si impegnava per gli altri giovani e questo gli dava una conferma. Era anche dell’idea che la società si può cambiare. Lui spesso non aveva bisogno neanche di uno spinello per stare bene e quindi beveva solo un paio di bicchieri di vino rosso.
Gli altri non trovavano proprio un senso in quello che facevano. Parlavano continuamente di voler mollare l’apprendistato. Solo che non sapevano dopo che avrebbero fatto. Tornavano dal lavoro pieni di frustrazione e aggressività. E quando stavano insieme e uno cominciava a parlare dell’incazzatura che aveva avuto col capo e cose del genere, c’era un altro che gli diceva: “ La vuoi piantare con tutto questo feeling dello sgobbo? “. Poi girava il chilom e a quel punto cominciava veramente la serata. ‘
‘ Pensavo che doveva esserci una via di mezzo. Nè doversi adeguare completamente a questa società di merda, nè farci completamente distruggere. ‘
Dalla prefazione al libro di Kai Hermann e Horst Rieck:
Pensiamo che la storia di Christiane dica molto di più sulla situazione di tantissimi giovani di quanto non possa farlo qualsiasi inchiesta, per quanto accuratamente condotta. Christiane F. ha voluto questo libro perché, come quasi tutti i ragazzi bucomani, pretende che sia rotto il vergognoso silenzio degli adulti sulla realtà della tossicodipendenza.
I sopravvissuti del suo gruppo e i genitori hanno aderito al progetto del libro e sono stati disponibili ad evidenziare, con le loro testimonianze e i loro nomi, il carattere documentaristico di questo lavoro.
Le testimonianze della madre di Christiane e di altri che hanno avuto contatti con lei ci auguriamo contribuiscano ad una visione della vicenda dai diversi punti di vista e ad un’analisi più completa del problema della tossicodipendenza.
‘ Forse ancora avevo la speranza che mia madre arrivasse alla stazione per cercarmi. Se mi avesse cercata sarebbe venuta al Bahnhof Zoo. Ma in realtà avevo la sensazione che adesso non mi cercava più nessuno. E per un momento pensai che sarebbe stato bello se mia madre ancora mi aspettava. ‘
” Ora come ora non me ne fregava niente. Di tutto non me ne fregava niente. ”
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Sandro Onofri
Registro Di Classe
Registro di classe è prima di tutto il diario di un anno di vita. E’ un breviario rivolto agli studenti, ai genitori, alla società civile, ma che lo scrittore destina soprattutto a se stesso. In questo libro Onofri mette in gioco la sua vita intera e in particolare quell’adolescenza che lo ha visto così simile agli studenti proletari con cui condivide una sorta di cromosoma interiore. E la ricerca di un modo per comunicare con quei ragazzi, con la loro timidezza e afasia, sfrontataggine e indolenza, è anche una ricerca nelle radici della propria educazione che lo ha portato da ragazzo ad amare un’idea della vita così diversa da quella condivisa con i suoi compagni di allora.
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Daniel Pennac
Diario di Scuola
L’autore affronta il grande tema della scuola dal punto di vista degli alunni. In verità dicendo “alunni” si dice qualcosa di troppo vago: qui è in gioco il punto di vista degli “sfaticati”, dei “fannulloni”, degli “scavezzacollo”, dei “marioli”, dei “cattivi soggetti”, insomma di quelli che vanno male a scuola. Pennac, ex scaldabanco lui stesso, studia questa figura popolare e ampiamente diffusa dandogli nobiltà, restituendogli anche il peso d’angoscia e di dolore che gli appartiene. Il libro mescola ricordi autobiografici e riflessioni sulla pedagogia, sulle universali disfunzioni dell’istituto scolastico, sul ruolo dei genitori e della famiglia, sulla devastazione introdotta dal giovanilismo, sul ruolo della televisione e di tutte le declinazioni dei media contemporanei. E da questo rovistare nel “mal di scuola” che attraversa con vitalissima continuità i vagabondaggi narrativi di Pennac vediamo anche spuntare una non mai sedata sete di sapere e d’imparare che contrariamente ai più triti luoghi comuni, anima i giovani di oggi come quelli di ieri. Con la solita verve, l’autore della saga dei Malaussène movimenta riflessioni e affondi teorici con episodi buffi o toccanti, e colloca la nozione di amore, così ferocemente avversata, al centro della relazione pedagogica.
